Ho conosciuto il rito dei Cinque Tibetani grazie al noto e illuminato imprenditore Brunello Cucinelli. Quando scoprì questa pratica decise, visti i notevoli benefici ricevuti, di comprare 500 copie del volume-guida per condividerne con amici e conoscenti gli stessi effetti benefici.
Il primo dono Cucinelli lo fece al famoso pianista Ludovico Einaudi. Questi dopo qualche mese lo ringraziò dicendo che, grazie all’applicazione di quella pratica, aveva potuto eseguire una stagione di concerti in perfetta forma.
Da diversi mesi li sto praticando anch’io. Devo dire che hanno segnato un passaggio importante della mia vita. Si sono rivelati come il mantenimento di una promessa fatta a me stesso per sostenermi nel tendere a quei piccoli miglioramenti di ogni giorno che danno un senso alla vita.
È stato un modo per organizzare quella propensione naturale, a volte trascurata, di essere più gentile con me stesso, di concedermi più tempo per realizzare ogni giorno una ritualità che ricordasse a tutto il corpo la direzione da tenere. Tutto in modo particolarmente vivo e in completa consapevolezza.
In cosa consistono i Cinque Tibetani?
Per migliaia di anni questi antichi riti sono rimasti celati nella segretezza di monasteri himalayani, luoghi difficili da raggiungere. I Cinque Tibetani vennero proposti all’attenzione del mondo occidentale nel 1939 grazie alla prima edizione del libro di Peter Kelder. Ma di cosa si tratta esattamente?
Non possiamo riduttivamente classificarli come posizioni yoga e, allo stesso tempo, nemmeno semplici esercizi ginnici. Personalmente li inquadrerei come una specie di ginnastica svolta con spiritualità. Infatti, è consigliabile tenere gli occhi chiusi per raggiungere un certo livello di concentrazione.
Quali sono i principali benefici?
I movimenti eseguiti stimolano un’accelerazione del metabolismo, massaggiano gli organi interni, aiutano a depurarsi dalle tossine, favoriscono il riequilibrio dei nostri centri energetici e psichici. Anche la mente quindi ne trova giovamento perché, grazie a un maggiore flusso energetico, sarà più pronta ad affrontare le tante problematiche quotidiane. Un’azione benefica viene registrata anche sugli apparati muscolo-scheletrico.
Le donne possono trarne ulteriori vantaggi specialmente in determinati momenti della vita. Per esempio dopo il parto, grazie ai Cinque Tibetani, possono riacquistare rapidamente l’elasticità e la forma fisica. Anche durante la menopausa questi esercizi sono un importante supporto per l’apparato sessuale e il sistema ormonale.
Sono perfetti come movimenti di riscaldamento per qualsiasi attività fisica.
È difficile eseguirli?
La loro esecuzione è facile. Consultando il libro di Peter Kelder (I Cinque Tibetani), ma anche cercando in Internet, è possibile trovare istruzioni dettagliate e illustrate per eseguire correttamente i movimenti.
- Bastano 15-20 minuti durante la giornata, meglio se di mattina, a piedi nudi, disponendosi su un apposito tappetino appena alzati dal letto. Comunque è possibile scegliere qualunque momento, l’importante è non mollare.
- È bene non aspettarsi subito grandi risultati. Ci vogliono almeno due mesi per ottenere i primi benefici. L’importante è avere continuità nel farli.
- Sono gratuiti, rapidi, ripetibili a volontà ed efficaci, senza dover ricorrere a scuole, gruppi, iniziazioni.
- Conviene procedere con gradualità e regolarità. Si può iniziare con tre ripetizioni dei singoli esercizi aumentando di due ogni giorno fino ad arrivare a 21. La progressione e la costanza sono importanti.
Ci sono controindicazioni?
Non ci sono particolari controindicazioni, tuttavia occorre avere il parere del medico se si hanno problemi riguardanti importanti patologie come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, se soffriamo di vertigini, se siamo in gravidanza con nausea o se assumiamo farmaci che possono causare stordimento. Particolari precauzioni vanno prese in caso di alterazioni dei dischi invertebrali o se siamo stati da poco sottoposti a intervento chirurgico.
Ecco come eseguirli?
Primo rito
Posizione in piedi, braccia larghe, palme rivolte verso il basso.
Il movimento consiste nel ruotare su se stessi in senso orario, vale a dire il braccio sinistro ruota verso destra.
Se c’è capogiro, eseguire le rotazioni molto lentamente velocizzando più avanti. Fissare sempre dei punti aiuta a non avere capogiri.
Secondo rito
Posizione distesa a terra, supina. Braccia lungo i fianchi.
Il movimento consiste nel sollevare contemporaneamente le gambe fino alla verticale e la testa verso il petto. Spalle, schiena e bacino rimangono a contatto con il suolo. Inspirare durante la flessione ed espirare nella fase di distensione.
Si possono piegare le ginocchia durante il movimento, per impegnare meno i muscoli addominali.
Terzo rito
Posizione in ginocchio, con i piedi perpendicolari al terreno, le dita piegate e in tensione, mettere le mani sui glutei con le dita rivolte alla terra e mento rientrato.
Si parte inarcando all’indietro testa, spalle e schiena. Inspirare quando ci si inarca ed espirare nel ritorno alla posizione base.
Aprire la bocca nell’inarcamento aiuta respirare e a distendere i muscoli anteriori del collo.
Quarto rito
Posizione seduta, gambe distese e leggermente divaricate, tronco eretto e palmi appoggiati a terra.
Occorre piegare le ginocchia, sollevare il bacino e rovesciare indietro la testa, inspirando. A terra devono restare solo piedi e mani ben bilanciati. Tornare in posizione base.
Quinto rito
La posizione base è prona, il contatto con il suolo è dato dai piedi a dita flesse dai palmi rivolti in avanti. Testa rivolta all’indietro. Il bacino e gli arti inferiori sfiorano il suolo senza toccarlo.
Occorre essere molto morbidi e flessuosi durante l’esecuzione e non si deve toccare il pavimento con il corpo. Spingere il suolo con le mani e sollevare il bacino, flettendo l’addome, inspirando. Espirare abbassando il capo e tornando alla posizione base.
A cura di Luciano Sampieri
