A cura di Laura Melzi

Questo è il racconto di un viaggio negli Stati Uniti. Non un viaggio tra le città rese famose dal cinema e dalla televisione, bensì alla scoperta dei parchi americani. In questo paese si può trovare una natura rigogliosa e dirompente, fatta di paesaggi che sembrano sfidare il concetto di grandezza, e silenzi assordanti e irreali. Si può scoprire una vastità da lasciare a bocca aperta e animali selvaggi che vivono tranquilli in luoghi frequentati dai turisti durante tutto l’anno.

Visitare i National Parks americani, molto organizzati a livello turistico ma tutti assolutamente selvaggi e incontaminati grazie alla vastità che li caratterizza, permette di apprezzare la meraviglia e il mistero che la natura suscita in noi anche senza essere esploratori provetti.

bryce canyonGli Hoodos – Camini delle fate

Poter ammirare l’alba sugli Hoodos del Bryce Canyon da uno dei numerosi punti d’osservazione e poi incamminarmi, nel silenzio avvolgente del primo mattino, per i sentieri che scendono tra i suoi numerosi pinnacoli mi ha permesso in pochi minuti di immergermi nella natura più assoluta e dimenticare di essere vicina alla civiltà. I diversi percorsi permettono infatti di scendere e risalire il canyon e ammirare da vicino i colori degli Hoodos, detti anche camini delle fate, che caratterizzano questo Canyon e creatisi grazie a due processi: l’erosione da parte delle piogge e le rotture causate durante l’inverno dalle infiltrazioni di acqua nella roccia che ghiacciando e poi sciogliendosi spacca e “divide” nel corso dei secoli le guglie.

Con stupore ho scoperto che l’acqua, fonte essenziale della vita, è protagonista perfino nei deserti.

antelope canyonI Canyon in Arizona

Come nel caso di due magnifici Canyon sotterranei che ho potuto visitare: l’Upper e il Lower Antelope Canyons, nella zona di Page, in Arizona. Una terra dove il deserto la fa da padrone ma in cui le improvvise e violente piogge estive, anche lontane, su una terra arida creano grossi fiumi di acqua, chiamate dai locali Flash Flood (inondazioni improvvise), che convogliano tutta la loro potenza nelle poche spaccature del terreno, scavando in profondità con una forza inaudita.

In questo modo l’acqua ha scavato nel corso degli anni questi famosi canyon, oggi visitabili solo con una guida esperta, dalle pareti di roccia irrealmente curve e sinuose dove la poca luce che filtra dall’alto crea giochi di luci e ombre sempre diversi durante l’arco della giornata e dove non si riesce a non guardare in alto, stupiti, durante tutto il percorso.

La natura nascosta della Death Valley

Il mio stupore si è poi trasformato in incredulità davanti ai paesaggi lunari della Death Valley (Valle della Morte) dove tutto è arido, spoglio e secco. Entrando nel parco sembra di varcare un portale verso un pianeta extraterrestre, fatto di silenzi irreali, colori caldi e sfumature leggere, con paesaggi mutevoli che passano da rocce massicce, a distese di sale cristallizzato, a dune di sabbia morbida.

In questa valle si trova il punto più basso del Nord America ed in Estate le temperature possono facilmente superare i 50 gradi eppure, anche se a un primo rapido sguardo sembra che la vita non possa essere presente in un luogo così inospitale, si scopre che in realtà la Death Valley ospita uccelli, rettili, insetti e mammiferi (tra cui il Coyote, il temuto Crotalo e i velenosi scorpioni).

Nel punto più basso della valle, Badwater Basin, è possibile invece ammirare una distesa di sali cristallizzati dovuti all’affioramento di acqua (durante i periodi piovosi) dal fiume sotterraneo Amargosa che crea nel sottosuolo una delle più grandi raccolte d’acqua sotterranea al mondo proprio nel luogo più caldo del pianeta.

yosemiteE quella rigogliosa dello Yosemite

Tuttavia anche la natura rigogliosa regala stupende emozioni negli Stati Uniti, come nel caso del bellissimo parco Yosemite, dove è possibile fare escursioni con diversi gradi di difficoltà. Le magnifiche viste dal fondo valle sulle due cime del parco (l’Halfdome ed El Capitan) sono talmente belle da sembrare finte. Si potrebbe stare ore ad ammirare la perfezione che madre natura ha creato in questo luogo ma non si può non immergersi nella natura che chiama a gran voce.

A Yosemite anche il sentiero più semplice permette di avventurarsi nella natura e sentirsi dentro a un documentario visto in televisione. Le sue bellissime cascate mi hanno incantano e le camminate nei boschi mi han permesso di imbattermi nei numerosi animali che popolano il parco, soprattutto uccelli, cervi e curiosi Orsi bruni. I suoi boschi trasmettono un senso di pace e di ancestrale appartenenza a quel lato selvaggio che è sempre più distante dalla nostra vita quotidiana e che a ripensarci scatena sempre un po’ di malinconia.

Esplorare questi luoghi ed entrare in contatto con la delicatezza e la potenza della natura permette di aprire la mente e il cuore, comprendendo l’importanza della salvaguardia ambientale e della protezione della biodiversità.

sequoiaLe Sequoie millenarie

Una passeggiata tra i boschi di Sequoia Gigante (Sequoiadendron giganteum) al Sequoia National Park mi ha fatto sentire, non solo molto piccola, ma soprattutto di breve passaggio su questa terra. In questo parco il tempo sembra essersi fermato a un’epoca antica dove l’uomo non esisteva ancora. Alcune Sequoie del parco hanno più di 2200 anni, e si ipotizza che alcune potrebbero avere fino a 2700 anni. È facile sentirsi insignificanti davanti a questo spettacolo della natura.

Cinque dei dieci alberi più grandi al mondo si trovano qui e il più grande di tutti, il Generale Sherman, alto 83,80 metri per un diametro alla base di 11 metri e un peso complessivo di 1910 tonnellate, suscita un senso di riverenza e rispetto.

Ma la natura non ha finito qui con queste splendide creature e lo stupore che causano. Infatti i loro semi sono piccolissimi così come le loro pigne, “grandi” poco più di una noce, ma quel che lascia sbalorditi è la scoperta che è stata fatta anni dopo l’istituzione del parco nel 1890.

L’importanza degli incendi

Creando il parco nazionale l’uomo ha protetto la così chiamata “Foresta Gigante” ma dopo svariati anni la foresta era meno rigogliosa e non crescevano più nuove Sequoie. I ricercatori hanno così scoperto che l’uomo, difendendo la foresta dagli incendi, aveva in realtà inavvertitamente modificato l’equilibrio della foresta perché le Sequoie per riprodursi avevano necessità del fuoco.

Il calore del fuoco infatti scalda e apre le piccole pigne permettendo il rilascio dei semi che germogliano poi tra le ceneri. Il fuoco risparmia invece gli alberi adulti che non risentono degli incendi grazie ai numerosi strati di corteccia, di cui il più esterno è molto resistente al fuoco perché privo di resina e ricco di Tannino. Questo protegge gli strati più interni dell’albero e in questo modo mentre tutto nella foresta prende fuoco la Sequoia si incenerisce solo superficialmente e continua la sua crescita indisturbata.

Grazie a queste scoperte oggi nel parco si operano incendi programmati ed in questo modo la foresta prospera e assicura alle generazioni future nuove Sequoie Giganti.

I parchi americani con la loro natura estrema mi hanno mostrato un mondo primordiale, come doveva essere prima che l’uomo lo colonizzasse e mi hanno insegnano a guardare la natura con occhi nuovi, consapevole che noi uomini abbiamo ancora tanto da imparare da lei e dai suoi delicati equilibri.